Club Paradiso: duro attacco della società dopo i fatti di Scafati

Club Paradiso: duro attacco della società dopo i fatti di Scafati
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Il comunicato del team rossoblù che fa chiarezza sui fatti di Scafati e attacca il sistema calcettistico regionale per le decisioni prese ed i referti redatti dagli addetti ai lavori presenti al Ginnasium

 

Doveva essere la festa del futsal campano, la gara più importante della stagione per la serie C2, il match che ti da di diritto il pass per sederti al tavolo delle grandi del futsal regionale.
Si sarebbe potuto parlare della promozione del Vit Five, della straordinaria prestazione di Ferraioli, del gran senso del gol di Avallone, dell'eurogol di Mele o ancora di un Club Paradiso che ha concluso una stagione eccellente, andando oltre le più rosee aspettativa, disputando un’eccellentissima finale nella quale il gap tecnico, presente sulla carta, per lunghi tratti è stato annullato.
Si sarebbe potuto parlare delle prestazione di D’Antò, Marullo e Basile; ormai maturi e pronti a catapultarsi nel grande futsal. Si sarebbe potuto parlare della certezza Marrone, della saracinesca De Angelis o della sfortuna di Diano costretto ad abbandonare il campo dopo soli otto minuti per un guaio muscolare.
Avremmo preferito mancare della grande rimonta acerrana resa vana dall’orrore (confermato anche dalle immagini video degli highlights del match prodotti dalla testata Punto5) del signor Francesco Sgueglia: che sul risultato di parità vanifica la rimonta targata Marrone – Trocchia espellendo Rosario D’Antò (migliore in campo sino a quel momento) e concedendo un calcio di rigore al team oplontino per presunto fallo di mano. Palese l’errore del fischietto della sezione di Caserta in quanto il salvataggio sulla linea, da parte del numero dieci rossoblù, avveniva con il busto e non che le mani.
Errore grave che comprometterà definitivamente la prestazione ed i sogni di promozione del Club Paradiso; ma che va accettato in quanto fa parte del gioco e all’arbitro, in quanto essere umano, va concesso il diritto di sbagliare (soprattutto in condizioni climatiche ed ambientali come quelle del Ginnasium).
Ciò che invece è inaccettabile e non ammissibile è quanto avvenuto al ventisettesimo del primo tempo, quando tre individui, riconducibili alla tifoseria locale, invadevano il terreno di gioco e con intendo bellico rincorrevano Antonio Picardi per poi colpirlo con due pugni in pieno volto. Gesto che sarebbe scaturito da un presunto atteggiamento provocatorio di Picardi durante l’esultanza del gol del pari o molto più verosimilmente poiché il pivot acerrano non cedeva alle provocazioni della tifoseria oplontina e continuava la sua maschia prestazione fatta di contrasti e vivacità; vivacità che smuove i tatticismi del match e agevola la rete del pari. A questo punto il modo migliore per sentirsi potenti agevolando la propria squadra era invadere il terreno di gioco (sfruttando la mancata presenza della barriera divisoria tra spalti e terreni di gioco) e compiere l’atto vile e meschino. Atto che scatenerà una rissa e soprattutto costringerà il numero 92 acerrano all’abbandono del match, in quanto stordito e non più in condizioni psicofisiche per continuare la disputa, e al conseguente trasporto in ambulanza al vicino ospedale di Nocera.
Dopo circa diciassette minuti dal vile gesto il direttore di gara decide di far riprendere il match rigettando al mittente le richieste avanzate dalla società acerrana di attendere l’arrivo delle forze dell’ordine allertate telefonicamente dalla società ospite.
Morale della favola? Si riprende a giocare, i rossoblù sono palesemente scossi, privi di Picardi e senza condizioni minime di sicurezza: ogni qual volta un tesserato del Club Paradiso si avvicinava alla linea laterale antistante gli spalti (occupati dalla tifoseria locale) egli diveniva bersaglio di ingiurie, minacce, sputi e spintoni. In queste condizioni è stato disputato il match più importante della stagione sportiva della serie C2; ma ciò che macchia gravemente il fatto non è tanto l’atteggiamento intimidatorio e vile degli stupidi che si definiscono tifosi (ma tifosi non sono in quanto il tifoso ha l'animo nobile dello sportivo) ma quanto l’atteggiamento omertoso degli addetti ai lavori, del direttore di gara e, soprattutto, dei commissari di campo, rei  di aver sostenuto di non aver visto l'aggressione ma solo l'invasione di campo. Referto che quanto meno lascia perplessi e mette in discussione la funzionalità dell’apparato oculare dei tre.
Alla fine, da quella che doveva essere la festa del futsal regionale, la gara all’insegna dello spettacolo, ad uscire sconfitto è tutto il sistema calcettistico campano. Una brutta pagina di antisportività che danneggia l’immagine del futsal regionale creando un grave precedente: nei momenti salienti dei matches, d'ora in avanti, sarà lecito invadere il terreno di gioco e prendere a pugni gli avversari più fastidiosi eliminandoli dalla contesa; tanto comunque nessuno vedrà e con 180 euro di verbale si potrà portare a casa la vittoria dicendo di aver vinto sul campo...

 

 

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