Quando la domenica si andava al "Comunale" con i nostri padri

Quando la domenica si andava al "Comunale" con i nostri padri
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La testimonianza di chi era presente quella domenica di primavera del 1964 all'inaugurazione del "Comunale"

di Michele Tanzillo

Dopo oltre mezzo secolo (l'inaugurazione avvenne una domenica di primavera del 1964 con un'Acerrana-Capua 3 a 0) la città perde lo stadio comunale di via Manzoni. Per tanti, sportivi e non, un groviglio di ricordi, emozioni, passione, gioie e delusioni accompagna l'addio a questo piccolo-grande impianto, divenuto un monumento cittadino per migliaia di atleti, bambini, ragazzi, giovani, donne, tifosi innamorati di quelle maglie granata, i colori dei campioni del Grande Torino. 
Quella domenica del nuovo stadio in festa sembra ieri: gli spalti gremiti, grande entusiasmo, tappeto verde perfetto, una deliziosa squadra di calcio, la presenza del sindaco Ignazio Caruso, del ministro Angelo Raffaele Iervolino e della campionessa napoletana di atletica Gilda Jannaccone che taglia il nastro inaugurale. Il tutto mentre l'altoparlante diffonde le note della suggestiva "Sapore di sale", con la voce calda di Gino Paoli, una delle canzoni più belle di quei formidabili, fantastici anni 60. 

Bei tempi... i tempi del nostro Yashin (il portiere Alfano), dei difensori-francobollatori Pratesi, Civitarano e D'Arienzo, del dinamico e inesauribile mediano Colella, del piccoletto imprendibile Cozzi, del colpitore di testa implacabile Nappi, dei fratelli goleador Parlato, dei funambolici Rossi e De Luca, dell'acerrano dallo spessore atletico come Ciccio Siciliano. L'Acerrana ha 91 anni e una storia non disprezzabile nel panorama del calcio minore campano. Gli ultimi cinquantatré anni al Comunale segnati da vittorie e sconfitte, da speranze e illusioni, da luci e ombre, da piccoli trionfi e da grandi delusioni, da successi e insuccessi. In linea con l'essenza stessa della vita e dello sport. Da ricordare la bella, ma breve parentesi con il presidente Passariello negli anni Settanta, poi i tanti brillanti campionati nell'Interregionale grazie alla passione di Mario Esposito e del suo staff. Fino ai difficili giorni nostri, alla mancata iscrizione ai tornei, per ben tre volte negli ultimi undici anni.

Acerra demolisce ora lo stadio e un altro pezzo della sua storia. Al posto del Comunale è stato previsto un parco pubblico. Va bene il progetto di un polmone di verde e di svago in una realtà assediata dall'inquinamento ambientale. Tuttavia esistono tanti altri spazi per costruire una villa. La gente si chiede se ne è valsa la pena. Ma sapremo presto se questo piano presuppone la nascita o meno di nuovi impianti per il calcio e per altre discipline. Di sicuro, per ora si sa che - tra tante carenze, anche più gravi, che tormentano la città - non c'è una struttura sportiva decente e latitano luoghi di aggregazione e di incontro per i giovani e i meno giovani in un comune di quasi 60mila abitanti.

 

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