Fate Presto

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Un nuovo appuntamento con Il Granata... in AZZURRO

Non è proprio nella mia cultura - e questo al di là del calcio - mettermi alla ricerca di capri espiatori da mettere alla gogna e al pubblico ludibrio. Lo ritengo non solo inutile ma addirittura dannoso. Per questo non mi accodo al coro sguaiato e perfino un po’ volgare che chiede la testa di Carlo Ancelotti, che continuo a ritenere uno dei migliori allenatori in Europa. Non mi persuadono neanche, nonostante le vicende di questi giorni, che meritavano di certo una gestione diversa, le solite ed oramai noiose e ridondanti critiche alla società. E non mi sono piaciuti nemmeno i fischi e gli insulti alla “banda degli ammutinati”, tutto sommato ingenerosi nei confronti di ragazzi che hanno sbagliato - e di grosso - ma che negli anni hanno dato veramente tutto. Non partecipo al gioco al massacro, anche perché penso che questa tendenza all’autolesionismo abbia contribuito in maniera significativa all’esplosione di un ambiente oramai in sovraccarico di tensioni grosse e difficili da controllare, frustrato dalle ciliegine mancanti su torte costruite con cura. E però sarebbe altrettanto sbagliato nascondere la testa sotto la sabbia di fronte agli avvenimenti grotteschi della notte di Napoli-Salisburgo e davanti ad un inizio di campionato che non può che essere definito clamorosamente deludente, specie se rapportato alle aspettative. Aspettative legittimate da una rosa rinforzata, dalle dichiarazioni estive del tecnico, che ha a più riprese parlato di Scudetto, e dal cammino europeo della squadra, impreziosito dalla splendida vittoria coi Campioni d’Europa. In realtà verrebbe da dire che il problema è ben più grosso delle 13 lunghezze di ritardo dalla Juventus (e delle 12 dall’Inter) dopo appena 12 giornate: il problema è che il Napoli ad oggi non pare avere né la personalità né la continuità, nell’arco della stagione e nell’arco della singola partita, per provare a recuperare. E questo al di là dei torti arbitrali effettivamente subiti ed al di là della dea bendata che gli ha indiscutibilmente voltato le spalle. Se si volesse scattare una fotografia della crisi di risultati che investe i partenopei probabilmente non sarebbe quella di un palo solo perché l’incredibile autogol di Koulibaly all’Allianz Stadium è l’immagine che descrive meglio un mix devastante di sfortuna, fragilità mentale e prestazioni deludenti di alcuni dei singoli più importanti. Ed il rischio, che si avverte forte, è che questo mix pesi come un macigno su una stagione che avrebbe tanto altro da dire e che rischia invece di tradursi non solo in un grosso rimpianto, ma perfino in un crollo verticale.
E allora, FATE PRESTO. Due parole, come quelle che campeggiavano sulle storiche pagine del Mattino del 26 novembre 1980 e che chiamavano le istituzioni a risolvere i disastri del Terremoto dell’Irpinia. Fate presto: è l’appello che da questo spazio aperto (Il granata in azzurro), pensato innanzitutto da tifosi per tifosi, s’ha da rivolgere a tutti quelli che hanno a cuore le sorti della squadra della Città, che dopo l’ammutinamento della notte di Champions è nel bel mezzo di un terremoto che negli ultimi quindici anni non ha precedenti. Un appello alla società a farsi rispettare senza minare ulteriormente le certezze di un gruppo che ha bisogno di serenità. Un appello ai ragazzi a chiedere scusa, a ricompattarsi e a dimenticare in fretta questa storia, innanzitutto nel rispetto dei tifosi. Un appello a Carlo Ancelotti perché imprima una svolta ad un progetto tecnico che diciotto mesi dopo lascia più domande che risposte. Salvare la stagione non basta: a Re Carlo si chiede di consolidare un’identità tattica che la squadra, ad oggi, ha mostrato solo a sprazzi. Il tecnico vuole un Napoli capace di attaccare costantemente la profondità, come fatto in champions con il Salisburgo. Una squadra che cerchi continuamente, perfino troppo, la verticalizzazione. Che badi più a rendersi pericolosa che a dominare la partita. Un calcio molto europeo, quasi rugbistico, caratterizzato dal bisogno di vincere i duelli uno vs uno a tutto campo. Ancelotti vuole fare un fotbàl ambizioso e probabilmente l’ha cucito sull’esplosività, sulla velocità e sulla potenza di una coppia difensiva, quella composta dall’irriconoscibile Koulibaly e dal troppo spesso infortunato Manolas, che purtroppo ad oggi non fornisce ancora le garanzie necessarie. E però il tempo stringe, ed anche Ancelotti, per l’appunto… deve far presto. Senza accantonare le ambizioni, ma magari contaminandole con un po’ di sano realismo.

In quest'ottica quello di oggi è già un importante banco di prova.

 

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