Il Napoli non vince più

Il Napoli non vince più
0
0
0
s2sdefault

Gli azzurri chiudono con un’altra sconfitta il novembre più piovoso degli ultimi quindici anni

“Per lasciare il segno devi toccare il fondo prima di volare”: l’aveva scritto Hirving Lozano in un post su Instagram nel bel mezzo del diluvio, durante il silenzio stampa. Pochi giorni prima, a qualche ora dalla tempesta più violenta dell’era De Laurentiis, il messicano aveva riagguantato il Salisburgo al San Paolo con un preciso tiro da fuori, raddrizzando una partita che sembrava stregata e mettendo un’ipoteca già molto seria sulla qualificazione agli ottavi di Champions. Poi, il fondo. I calciatori che rifiutavano il ritiro imposto dalla società e si ammutinavano clamorosamente, i fischi assordanti che accompagnavano l’allenamento a porte aperte. La partita aberrante giocata al San Paolo contro il Genoa in un clima surreale, che aveva sugellato – se ce ne fosse ancora bisogno – l’inizio di una crisi importante. Allenatore mai così in discussione, pagine e pagine di quotidiani sportivi che durante la sosta presagivano un disastro senza precedenti, messaggi audio più o meno falsi che venivano inoltrati di smartphone in smartphone ed una rivoluzione alle porte, con cessioni importanti già a gennaio: ogni cosa raccontava di una squadra costruita per lottare ai vertici che oltre a sfilacciarsi in campo iniziava a scontrarsi con problemi ambientali difficilmente superabili.
Il noioso ed inutile pareggio di San Siro, firmato ancora dal Chucky, non ha fatto che infittire le nubi. Tanto che il sostenitore partenopeo più ottimista era ampiamente rassegnato ad una pesante scutuliata (sì, talvolta un po’ di dialetto aiuta a rendere meglio l’idea) nel tempio del calcio di Anfield Road, dove fino a mercoledì nessuno era uscito indenne. Il rullino di marcia dei Campioni d’Europa è in effetti impressionante: il Liverpool in questa stagione ha sempre vinto, sia in casa che fuori casa, tranne che per un pareggio all’Old Trafford contro il Manchester United e per la sconfitta subita pochi mesi fa proprio contro il lontano parente del Napoli dell’oggi, firmata da Mertens e Llorente. Eppure nel calcio quando meno te l’aspetti i pronostici vengono completamente ribaltati. Il Napoli di Anfield non è dal punto di vista estetico il miglior Napoli possibile, eppure lotta, resiste, graffia appena può. È compatto, non concede nulla o quasi alla squadra forse più temibile in circolazione. Ancelotti imbriglia ancora una volta Klopp, e gli azzurri regalano ai tifosi una prestazione concentrata che – unita al confronto tra ADL e la squadra andato in scena venerdì a Castelvolturno, risultato della preziosa mediazione di Giuntoli ed Ancelotti – aveva restituito un minimo di ottimismo della volontà: una squadra che fa quattro punti col Liverpool, la prima a non perdere nel loro stadio, lasciatasi alle spalle le scorie di questo piovoso novembre, è in grado di battere Bologna, Udinese, Parma e Sassuolo e rimettersi in carreggiata anche in Campionato.
La clamorosa, vergognosa ed inaspettata sconfitta coi felsinei di Mihajlovic è in questo senso una doccia gelida. Specie dopo un primo tempo tutto sommato discreto e chiuso in vantaggio, giocato con quel quattro-tre-tre che, richiesto a furor di popolo, ha quantomeno il merito evidente di esaltare le caratteristiche di Insigne (che, checché se ne dica, resta un calciatore di cui questa squadra non può assolutamente fare a meno) e dello stesso Lozano. La squadra che scende in campo nella ripresa è però ancora una volta ingolfata, distratta, contratta, arraffona e timida: prende due gol da un modestissimo Bologna, va in black out totale, perde le distanze giuste tra i reparti, spreca un paio di occasioni – una, capitata sui piedi di Mertens, clamorosa al punto da stimolare cattivi pensieri - e manda all’aria i timidi segnali di ripresa che il popolo azzurro pure aveva provato a cogliere. Ancelotti, che si è reso protagonista di scelte coraggiose (una su tutte la seconda esclusione consecutiva per José Maria Callejon) ma quantomeno discutibili, ai microfoni di Sky non risparmia qualche critica al gruppo: “in campo ci vanno i calciatori: devono essere responsabilizzati”. Poi fa anche un po’ di sana e giusta autocritica, aggiungendo che “forse in questo momento c’è bisogno di più chiarezza tattica, e devo dargliela io”.
Sì, Carlo, devi dargliela tu. E pure in fretta, visto che il tempo è scaduto da un pezzo, visto che una squadra che avevi definito pronta a vincere il campionato galleggia al settimo posto a otto lunghezze dalla ziona Champions. Serve una svolta, pure a costo di fare un compromesso al ribasso. Serve umiltà. Ho già spiegato in uno di questi editoriali che non credo, per tanti motivi, che l’esonero di Ancelotti sia la scelta giusta. E questo perché Ancelotti ha costruito questa rosa a sua immagine e somiglianza perfino nei suoi limiti strutturali, a partire da un centrocampo striminzito, pieno di mezzali “moderne” ma senza calciatori capaci di dettare i tempi alla squadra né di spezzare il gioco degli altri, fatto salvo Allan, che quando si infortuna – e quest’anno capita spesso – lascia un vuoto preoccupante ed incolmabile. E pure perché non vedo allenatori migliori del tecnico di Reggiolo per uscire da una situazione che si fa sempre più difficile e che richiede calma, moderazione ed esperienza.
E però ad un certo punto esonerare Ancelotti potrebbe diventare, pur non essendo quella giusta, l’unica soluzione possibile.

 

VUOI ESSERE SEMPRE AGGIORNATO SULLE NOTIZIE SPORTIVE DE IL GRANATA?
CLICCA IL BANNER QUI SOTTO E METTI MI PIACE ALLA PAGINA FACEBOOK



® IL GRANATA 2019 - Riproduzione riservata

 

 
 

 

  

Per offrirti una migliore esperienza questo sito fa utilizzo di cookie, anche di terze parti. Continuando la navigazione acconsenti all’utilizzo dei cookie. Per saperne di più o modificare le tue preferenze consulta la sezione Cookie Policy