Il Napoli e la legge di Murphy

Il Napoli e la legge di Murphy
0
0
0
s2sdefault

Al Napoli troppo spesso va storto tutto quello che può andare storto.
Ma il Napoli troppo raramente riesce ad essere più forte di ciò che va storto

La prima volta l’ho avvertita al novantacinquesimo di Napoli – Sassuolo, il tre di Marzo. Gattuso aveva appena inspiegabilmente buttato dentro Manolas, che non giocava da un mese e mezzo. Pochi secondi dopo, il difensore greco sarebbe franato addosso al neroverde Haraslin. Rigore trasformato da Caputo, poi in ferie fino a fine stagione.
Due punti buttati via malamente.
L’ho sentita ancora al novantaquattresimo di Napoli – Cagliari, il due di Maggio. Un Napoli sprecone aveva messo un solo gol (peraltro molto bello) di distanza tra sé i sardi, affamati di punti salvezza. In realtà sarebbe corretto dire che ne aveva messi due… ma questa è un’altra storia. E così, puntuale, è arrivata la beffa. Il gol l’ha firmato Nahitan Nandez, un calciatore che peraltro mi piace tantissimo. Un gol molto simile a quello segnato da Faraoni domenica scorsa: Duncan lancia indisturbato un pallone lungo in area di rigore, Nandez scappa alle spalle di Hysaj e buca Meret.
E poi, ancora, è tornata a tormentarmi il quindici di Maggio, quando Cuadrado, ancora al novantesimo – ma la Juve giocava contro l’Inter – otteneva da Calvarese un rigore a dir poco scandaloso che consentiva alla Vecchia Signora di battere un’Inter già campione d’Italia e tenere vive le ambizioni europee.
Di cosa parlo? Della legge di Murphy, che a Napoli conosciamo bene. Una regola che ha forse poco di realmente matematico, ma che riesce ad attaccarsi al cervello e forse perfino a tormentarlo. Se qualcosa può andar storto, lo farà. E così è stato, infondo. L’abbiamo pagata. Nonostante l’illusorio due a zero di Firenze, che aveva scacciato via parecchi fantasmi.
Qualcosa è andato storto. Qualcosa è andato storto a Reggio Emilia a marzo, qualcosa è andato storto al Maradona contro il Cagliari, qualcosa è andato storto all’Allianz Stadium. Qualcosa è andato storto in tre situazioni che al novantacinquesimo hanno cambiato volto al buon girone di ritorno dei partenopei. Qualcosa è andato storto e il Napoli, ancora una volta, ha dimostrato nella patetica debàcle casalinga contro il modesto Hellas Verona, che ho ancora non poche difficoltà a commentare, di non riuscire ad essere – almeno per una volta – più forte delle cose che vanno storto. Un limite annoso di questa squadra a prescindere dagli interpreti che si sono susseguiti.
Certo: il Napoli non è una squadra fortunata. Se non vinci lo scudetto con novantun punti non sei fortunato. Se esci fuori da un girone di Champions con dodici punti figuriamoci. E se vai fuori dalle prime quattro con settantasette punti (e gli episodi di cui sopra) neanche.
E però se questa legge poi alla fine s’accanisce sempre contro di noi ci sarà un motivo - per citare l’allenatore poi ritornato alla Juventus proprio grazie al nostro regalo - Dio Santo?
Un motivo ci dovrà pur essere. E il motivo non è rintracciabile – e che si mettano l’anima in pace i tanti amici che Rino ha sparsi per l’Italia – nelle tanto sbandierate telefonate che De Laurentiis aveva tutto il diritto di fare ad altri allenatori in un momento di crisi nera in cui il Napoli aveva mal figurato – in fila – nelle sfide contro Lazio, Toro, Spezia, Verona (ancora…), Granada, Atalanta e Genoa. Escludendo la Supercoppa e volendo dunque considerare “normale” regalare un trofeo ad un allenatore scarso come Pirlo, che a Gattuso deve la Supercoppa e la qualificazione in Champions League: evidentemente, e dispiace a dirlo, il buon Ringhio non ha mai finito di farsi tre polmoni per il suo ex compagno di squadra.
Dopo quelle telefonate, e durante il vituperato silenzio stampa (che non ci piace, ma non certo per i risultati) il Napoli ha sfoderato un girone di ritorno tutto sommato all’altezza. Eppure, ancora una volta, s’è fermato lì. Stavolta inaspettatamente. Ad un passo dagli obiettivi minimi.
Obiettivi che non sono stati raggiunti. Né in Europa League, né in Coppa Italia, né in un campionato dal finale beffardo che imporrà ancora più spending review di quanto imponga la sola pandemia: chiedere a Conte e Zhang per credere.
Ennesima occasione persa, di rilanciare (noi) e di condannare la Juve a mesi difficili.
E una sensazione d’amarezza che, da domenica, non stenta a passare.
Si ripartirà, certo. Augurando all’Italia (ed a Insigne) un buon Europeo. Augurando a Luciano Spalletti – che è un allenatore vero, e viste le recenti abitudini è più di qualcosa – di riuscire a coronare una straordinaria carriera e di lasciare il segno nella sua nuova avventura tinta d’azzurro.
Incazzati, amareggiati, ma sempre innamorati e pronti a ricominciare. Lo diceva Gramsci, che affrontava fatti ben più seri: quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all'opera, ricominciando dall'inizio. (...).
Occorre armarsi di una pazienza illimitata.

VUOI ESSERE SEMPRE AGGIORNATO SULLE NOTIZIE SPORTIVE DE IL GRANATA?
CLICCA IL BANNER QUI SOTTO E METTI MI PIACE ALLA PAGINA FACEBOOK


® IL GRANATA 2021 - Riproduzione riservata

 
 

Per offrirti una migliore esperienza questo sito fa utilizzo di cookie, anche di terze parti. Continuando la navigazione acconsenti all’utilizzo dei cookie. Per saperne di più o modificare le tue preferenze consulta la sezione Cookie Policy