Chi tiene a questa città e a questa squadra NON SI COMPORTA COSÌ

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Acerra e gli acerrani per bene meritano ben altro!

 

 

ACERRA - Doveva essere una giornata di festa, un big match d'alta quota quello tra Acerrana e Albanova, la sfida tra due società che durante la loro storia hanno calcato ben altri palcoscenici e che ora si giocano l'accesso in Promozione.

La cronaca della mattinata di follia comincia prima dell'inizio della gara, quando il solito gruppo di pseudo ultras di Acerra decide di aggredire i tifosi avversari che stavano giungendo allo stadio in pullman e che al "Comunale" non ci arriveranno mai. Scintilla che avrebbe fatto scattare la follia alcuni post bellicosi che sarebbero comparsi sulla pagina facebook degli ultras dell'Albanova, i quali avrebbero promesso botte da orbi ai danni degli acerrani. Post che però non trovano, per ora, riscontro, in quanto non c'è traccia di questi ultimi sul social network. Che siano stati cancellati? Non importa, perché, provocazione o no, chi tiene all'Acerrana non cade in queste trappole e lascia parlare il campo. Chi tiene all'Acerrana, provocato o no, non trasforma la tribuna dello stadio in un campo di battaglia, non lancia bombe carta e oggetti vari (pietre, monete, bottiglie di vetro) contro la panchina occupata dalla squadra avversaria costringendoli a scappare, nemmeno se, dopo il gol dello svantaggio, al 33' della ripresa, l'allenatore ospite esulta sotto la tribuna avversaria. Nulla può giustificare una reazione così violenta, davanti a famiglie, anziani e bambini. A questo punto non ci sono più le condizioni per proseguire nel regolare svolgimento del gioco e l'arbitro non può far altro che sospendere la gara, con tutte le nefaste conseguenze per la società ospitante. Sconfitta a tavolino (i granata avevano a disposizione un quarto d'ora più recupero per segnare il gol del pareggio), multa salatissima che va a gravare sulle spalle di una società formata da ragazzi che con tanti sacrifici cercano di creare un momento di aggregazione, concedendo a tanti giovani, e la juniores che si è formata quest'anno è un esempio, un'alternativa alla strada. Come se non bastasse la arriverà di sicuro la squalifica del campo. Avete capito bene: per colpa di pochi facinorosi, tutti i tifosi civili non potranno godersi l'Acerrana chissà per quanto tempo. Senza contare le ripercussioni che potrebbero esserci quando si va a giocare fuori casa e che coinvolgerebbero anche i semplici appassionati, i quali potrebbero ritrovarsi il parabrezza dell'auto in frantumi. Perché l'odio genera altro odio ma a farne le spese sono sempre i tifosi civili. Tutto per colpa di un gruppo isolato di teppisti, sedicenti ultras "acerrani", perché non si può assolutamente parlare di tifosi. Il "Comunale" pieno come non si vedeva da tempo. Pieno di passione, di tifo, quello sano, che non può essere oscurato da un ristretto gruppo di criminali. Questo editoriale è rivolto ai veri tifosi, a coloro che hanno a cuore le sorti dell'Acerrana, alle famiglie, ai bambini, tanti, presenti sulla tribuna dell'impianto di via Manzoni, a tutta la componente sana del tifo granata, cioè la schiacciante maggioranza. Ma anche e soprattutto alla società, alla quale va la solidarietà di tutta la nostra redazione. Non si può rovinare un progetto come quello di dieci amici che due anni fa hanno deciso di non far morire il calcio nella nostra città e che con tanti sacrifici stanno riportando gli acerrani al Comunale, costruendo una squadra formata al 99% da ragazzi di Acerra, ragazzi che hanno rinunciato a giocare in categorie superiori pur di vestire la maglia della squadra della propria città. Un evento pubblico senza la "forza pubblica" (e su quest'argomento ci vorrebbero altri dieci editoriali) nonostante la dirigenza granata ogni volta ne faccia richiesta, ed ecco che uno stadio civile diventa terra di conquista di un gruppo ristretto di teppisti, i quali non hanno mai incitato la squadra, ma solo creato scompiglio tra cori contro forze dell'ordine e tifoserie avversarie, petardi, fumogeni e scontri. Ora bisogna solo stringersi intorno alla Polisportiva Acerrana, al gruppo di amici che in queste ore si staranno giustamente chiedendo: "Ma chi ce lo fa fare?". A questa domanda rispondiamo così: fatelo per la città, per la parte sana di essa. Fatelo per le tante persone civili che hanno a cuore le sorti del Toro, non possono essere dieci facinorosi a convincervi a mollare. L'Acerrana siamo noi, non loro. Isoliamo i violenti e proseguiamo a testa alta, sempre dalla parte dello sport e del tifo sano.

® IL GRANATA 2015 - Riproduzione riservata

 
 

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