Basta davvero Sarri, alla Lazio, per vincere lo Scudetto?

Basta davvero Sarri, alla Lazio, per vincere lo Scudetto?
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Quale sarà il destino della Lazio targata Sarri?

Ora sì che la Lazio può competere per vincere o’ scudetto.
Già: o’ scudetto. In napoletano.
In napoletano perché è dalla Campania e non dal Lazio che arrivava nei giorni scorsi con più insistenza questa previsione.

Non che nella Roma biancoceleste non siano contenti di accogliere l’ex allenatore della Juventus, del Chelsea e del Napoli. Sono contenti e ci mancherebbe altro: il Sarri che arriva alla Lazio ci arriva con un campionato ed un Europa League in bacheca e con uno status (oramai acquisito) ben diverso da quello di qualche anno fa.
Uno status superiore a quello di Simone Inzaghi, che come e più di Sarri a Napoli godeva di un enorme affetto del tifo laziale. Tifo che però, come qui non fu fatto col successore del toscano e come non sta succedendo manco adesso con Spalletti, ha accolto con entusiasmo il nuovo corso.
Non sappiamo quanto, e lo diciamo tra il serio e il faceto, siano contente le fasce più fasce della Curva Nord, ma a quelle – abbiamo pochi dubbi al riguardo – ci penserà in men che non si dica il Maurizio stesso con una dichiarazione delle sue. D’altronde, nonostante il video di presentazione della Lazio con Freddy Mercury e Martin Luther King, la retorica del Comandante l’ha cestinata a Vanity Fair (sic!) e l’aplomb antisistemico alla prima conferenza stampa da allenatore della Juve, quand’ebbe il barbaro coraggio di sostenere che quando a Napoli parlava di strisciati si riferiva al Milan.

Ma bando alle ciance, non è questo il tema.
Il tema è che, in preda al suo ennesimo delirio di egocentrismo, una Napoli pure forse un po’ invidiosa è ancora convinta che il giuoco di Sarri abbia poteri magici tali da trasformare brocchi in campioni e sogni in sostanza.
Una convinzione antica, radicata in un falso storico in base a cui il figlinese a Napoli avrebbe fritto il pesce con l’acqua, rendendo competitiva ai massimi livelli una squadra di calciatori mediocri. È pure superfluo dire che le dimensioni di questa baggianata sono enormi.
Basta buttare un occhio al passato (e poi al presente) dei calciatori di cui disponevano quei Napoli: Higuain, Hamsik, Raul Albiol, Callejon, Jorginho, Koulibaly, Allan, Ghoulam, Reina, Insigne, Mertens, Milik. Campioni del mondo, campioni d’Europa, uomini record della storia partenopea. Calciatori, al peggio, titolari nelle loro compagini nazionali. Pesce pregiato, altroché. Pregiatissimo. Benitez l’aveva pescato e Sarri, da ottimo chef, l’ha cucinato spesso alla grande… senza per questo essere assunto ad Hogwarts.

Non sappiamo se alla Lazio Sarri troverà quell’alchimia con l’ambiente e con la squadra tale da competere da underdog con squadre più forti. Certamente, pur dovendo cambiare diversi automatismi di un team abituato da anni a giocare col 3-5-2, allenerà alcune individualità – Milinkovic, Correa e Alberto su tutte – che potrebbero essere esaltate dal suo calcio.

Il resto non si può sapere.
Sappiamo due cose, però.
La prima è che a Roma sarà un anno esaltante. Mourinho e Sarri sono personalità agli antipodi. Faranno discutere (e divertire) molto. Sotto il profilo strettamente comunicativo (vedremo poi sul campo), la stracittadina della Capitale stuzzica più del derby della Madonnina.
La seconda è che – abbiate pietà! - in casa nostra non ci sono motivi per essere gelosi.
Spalletti è un allenatore importante e del suo ingaggio si parla molto poco. A Napoli se ne parla addirittura male. Alla Roma di scudetti ne ha sfiorati. E ha portato Udinese ed Inter in Champions League. Tolta la parentesi in Russia non ha vinto molto, è vero. Ma d’altronde l’oggetto del desiderio Sarri ha vinto un’Europa League quando allenava il Chelsea (e cioè nettamente la squadra più forte della competizione) e un campionato - il nono consecutivo - da allenatore della Juventus. Non esattamente il Leicester di Ranieri, non esattamente magia.
Ed in attesa di quello che dirà il mercato, il Napoli resta più forte di entrambe le romane.

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